
Fondi comuni: l'articolo per capirne funzionamento e redditivtà

Ti è mai capitato di sentir parlare di fondi comuni di investimento? Vuoi imparare cosa sono, a cosa servono o come funzionano? Stai cercando di capire se possono tornarti utili per guadagnare? Se la risposta è sì ad almeno una di queste domande o se perlomeno ti interessa approfondire l'argomento, allora sei nel posto giusto. Questo articolo ha infatti lo scopo di aiutarti a capire cosa siano i fondi comuni e a cosa ti possano tornare utili.
CHE COS'E' UN FONDO COMUNE DI INVESTIMENTO?
Un fondo comune d'investimento è uno strumento finanziario creato e amministrato da una società di gestione del risparmio (SGR) che ha lo scopo di riunire i capitali di più investitori e utilizzarli per operazioni di investimento in asset finanziari o immobiliari.
Esistono due principali tipologie di fondi comuni distinte in base alla modalità di gestione che li caratterizza:
Attivi. Cioè fondi che hanno lo scopo di ottenere rendimenti superiori a quelli del loro mercato di riferimento tramite la selezione (da parte di un manager) dei titoli con prospettive di crescita maggiori.
Passivi. Cioè fondi che mirano a replicare le performance di un indice di riferimento o benchmark il più fedelmente possibile.
Nonostante questa suddivisione, ci teniamo a specificare che quando si parla di fondi comuni di investimento ci si riferisce per lo più a quelli a gestione attiva, poiché più numerosi e rappresentativi, ma soprattutto poiché quando, invece, si parla di fondi a gestione passiva, si tende per lo più a considerare altri strumenti finanziari, quali gli ETF. E' questa la ragione per la quale l'articolo che stai leggendo si concentra primariamente sui fondi a gestione attiva. Qualora, però, tu fossi interessato ai fondi (o sicav) a gestione passiva (solitamente) più noti, cioè gli ETF, potrai approfondire la tematica leggendo il nostro articolo sull'argomento:
COME FUNZIONA UN FONDO COMUNE DI INVESTIMENTO?
Dopo aver capito cos'è un fondo comune e qual è il suo scopo, per poter comprendere appieno questi strumenti finanziari, bisogna necessariamente anche conoscerne il funzionamento. Cerchiamo dunque di capire quale esso sia.
Partiamo col dire che i fondi comuni di investimento sono ognuno suddiviso in più parti (dette quote), le quali possono essere acquistate da chiunque sia interessato a investire nel fondo e il cui valore varia al variare del suo patrimonio netto. Ciò significa che un fondo comune raggiunge il suo scopo di riunire i patrimoni di più investitori tramite la vendita delle sue quote, le quali, venendo acquistate, vanno a formare il suo patrimonio di partenza. Il denaro ottenuto da questa operazione di vendita (è molto importante specificarlo) è proprietà del fondo e non della società che lo gestisce. Questo dettaglio rende i nostri soldi, investiti nelle quote dello strumento finanziario, distinti dal patrimonio della SGR e dunque protetti dagli eventuali creditori della società.
Tornando a dove eravamo rimasti, dopo aver ottenuto il denaro necessario tramite la vendita delle sue quote, il fondo lo investe in determinate categorie di asset incrementando (o decrementando) il suo patrimonio totale. Una crescita o una decrescita del valore totale del patrimonio del fondo, comporta anche un aumento o una diminuzione del valore delle quote possedute dagli investitori (poiché esse rappresentano di fatto un pezzo di quel patrimonio), le quali possono poi essere rimborsate (cioè convertite in denaro) a questi ultimi secondo modalità differenti. Non tutti i fondi comuni, infatti, consentono il rimborso delle quote con le stesse modalità, bensì secondo due principali criteri:
Fondi aperti. Si tratta di fondi comuni che consentono in ogni momento l'acquisto di nuove quote o il rimborso di queste ultime. Questi sono solitamente fondi che investono in asset o mercati abbastanza liquidi (come ad esempio l'azionario).
Fondi chiusi. Si tratta di fondi che consentono l'acquisto di nuove quote solo al momento della creazione del fondo e il rimborso di queste ultime solo al termine dell'attività di investimento o a date prefissate.
Questi fondi solitamente impiegano i loro patrimoni per l'acquisto di asset poco liquidi (come ad esempio gli immobili).
L'analisi dei metodi utilizzati dai fondi comuni per riuscire nel loro scopo, ci porta ad evidenziare anche l'esistenza di altre tipologie di fondi, che si differenziano da quella fino ad ora trattata (cioè quella tipologia di fondi comuni gestiti dalle SGR).
Questi strumenti finanziari non sono in realtà veri e propri fondi, bensì delle società per azioni che, però, funzionano in maniera simile ai fondi comuni di investimento e servono al medesimo scopo. Se, però, i fondi comuni ottengono il denaro necessario per i loro investimenti tramite la vendita di quote del fondo stesso, queste società lo reperiscono attraverso la vendita delle loro azioni, il che consente di diventare, di fatto, loro azionisti, ottenendo anche certi diritti (di voto, ad esempio) che l'acquisto di semplici quote non dà.
Queste società possono essere di due tipi:
SICAV (Società di Investimento a Capitale Variabile). Si tratta di società per azioni a capitale variabile, cioè che consentono agli investitori la sottoscrizione di nuove azioni e il rimborso delle stesse in ogni momento (di fatto presentano caratteristiche proprie dei fondi comuni di investimento aperti).
Questo genere di società solitamente investe in mercati liquidi o comunque in asset che possono facilmente essere convertiti in denaro.
SICAF (Società di Investimento a Capitale Fisso). Si tratta di società per azioni a capitali fisso, cioè che consentono la sottoscrizione e il rimborso delle proprie azioni solo in certi momenti: all'emissione delle quote azionarie e al termine dell'attività di investimento o in date prefissate (come i fondi comuni chiusi).
Questa tipologia di società tende ad impegnare il proprio capitale soprattutto in mercati poco liquidi o comprando asset che sono difficili da convertire in denaro velocemente.
Le quote di fondi comuni d'investimento o le azioni di sicav e sicaf possono essere acquistate direttamente dall'emittente (a differenza della maggior parte degli ETF), sebbene talvolta risulti possibile anche la loro compravendita nel mercato secondario (soprattutto per quanto riguarda sicaf e fondi comuni chiusi).
ETF vs FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO
Quando si parla di fondi comuni si tende sempre a metterli in relazione ad una tipologia particolare di fondi, cioè gli ETF, rispetto ai quali hanno molte caratteristiche in comune, ma anche molte differenze. Se sei interessato ad un paragone tra i due, che ti possa aiutare a capire quale strumento sia preferibile e faccia più al caso tuo, ti basterà cliccare sul link sottostante e leggere il nostro articolo su questa tematica:
CHE TIPI DI FONDI COMUNI ESISTONO?
Come già visto in precedenza, i fondi comuni possono principalmente essere divisi in attivi e passivi. Nonostante ciò, sono possibili altre suddivisioni, fondate su criteri differenti. I fondi possono infatti differenziarsi l'uno dall'altro sulla base dell'asset class in cui investono. In questo caso si parla di:
Fondi azionari. Sono fondi comuni che investono nel mercato azionario selezionando le singole azioni del mercato rispetto al quale cercano di ottenere rendimenti migliori.
Fondi obbligazionari. Si tratta di fondi comuni che investono in obbligazioni oppure in titoli di stato di uno o più paesi o di una o più società.
Fondi Bilanciati. Cioè fondi comuni che impiegano i loro capitali in investimenti sia nel mercato azionario che in quello obbligazionario in misure differenti a seconda delle caratteristiche del fondo e del suo profilo di rischio.
Fondi monetari. Sono fondi comuni che investono, solitamente, in titoli di stato a breve termine di un determinato paese o comunque in strumenti del mercato monetario (cioè aventi come oggetto prestiti monetari di breve durata).
Fondi immobiliari. Si tratta di fondi chiusi che utilizzano la liquidità ottenuta dalla vendita delle quote per l'acquisto di asset immobiliari.
Fondi sulle materie prime. Sono fondi comuni che investono in commodities, direttamente oppure acquistando i titoli di aziende che operano nel settore delle materie prime (il che fa talvolta di loro anche dei fondi azionari).
A questa suddivisione, che tiene conto dell'asset class in cui il fondo investe, è possibile aggiungere un'ulteriore classificazione che considera i parametri utilizzati per la scelta degli specifici titoli posseduti dal fondo.
Suddivisione geografica. Si tratta di una suddivisione che comporta che la scelta degli specifici asset da inserire nel fondo dipenda dalla loro ubicazione geografica. La regione, nazione o continente a cui gli asset appartengono o in cui operano sono dunque gli elementi che accomunano le componenti del fondo.
Suddivisione settoriale. Cioè una suddivisione che tiene conto del settore economico in cui l'azienda in cui si vuole investire opera (tech, farmaceutico, militare…). Questa suddivisione viene chiaramente utilizzata da fondi di natura azionaria o obbligazionaria.
Altri criteri di suddivisione. Oltre ai criteri sopra elencati se ne possono poi individuare altri, i quali variano a seconda del benchmark di riferimento del fondo (cioè dell'indice che il fondo cerca di sovraperformare) o su altre varie caratteristiche tipiche di una specifica asset class.
Nel caso delle obbligazioni, ad esempio, una possibile suddivisione può riguardare la loro durata oppure il tipo di emittente, sia esso una società oppure un governo. Relativamente al mercato azionario, invece, la scelta delle azioni da inserire in un fondo potrebbe avere a che fare con la loro capitalizzazione o la loro importanza per un paese o settore economico.
Un'ulteriore suddivisione (assai importante) può poi essere applicata ai fondi comuni di investimento. Questa classificazione tiene conto di parametri legati alle regole a cui questi fondi devono sottostare.
Fondi armonizzati. Si tratta di fondi aperti che investono in società quotate e che sottostanno a regole normative europee ideate per prevedere una maggiore tutela dell'investitore e una riduzione del livello di rischio.
Fondi non armonizzati. Cioè fondi che non rispettano i criteri di tutela degli investitori stabiliti dalle normative comunitarie e presentano livelli di rischio più elevati oppure una struttura chiusa (e non aperta come i fondi armonizzati).
E' POSSIBILE GUADAGNARE TRAMITE UN FONDO COMUNE DI INVESTIMENTO?
Dopo la lettura dei precedenti capitoli ti sarà ormai chiaro cos'è un fondo comune d'investimento e anche che ne esistono veramente di molte tipologie differenti. Ciò che, però, può effettivamente renderli redditizi e utili per poter incrementare il proprio capitale in modo assai efficiente è da ricercare in due principali fattori (cioè, di fatto, i loro punti di forza):
Gestione professionale. I fondi comuni d'investimento sono gestiti da esperti che conoscono il mercato in cui operano e le modalità per ottenere profitti. Ciò consente agli investitori (soprattutto quelli con poca esperienza) di poter affidare il proprio capitale a chi veramente è in grado di gestirlo.
Questa caratteristica dei fondi comuni comporta rischi assai più ridotti rispetto ad una gestione personale del portafoglio, la quale richiede esperienza e conoscenze notevoli.
Tempo. L'investimento in fondi comuni risulta poi assai utile in quanto metodo di investimento del proprio capitale che non richiede necessariamente l'impiego di ore e ore nella ricerca dei giusti asset da acquistare o nella loro analisi. Ciò rende un potenziale incremento del proprio patrimonio possibile anche per tutti coloro che o per assenza di competenze tecniche o per mancanza del tempo necessario non sarebbero in grado di gestire investimenti attivi per conto proprio.
L'investimento del proprio denaro in un fondo comune può, dunque, rivelarsi un'ottima scelta per poter guadagnare sui mercati senza essere costretti ad informarsi continuamente e impiegare molto del proprio tempo per poter ottenere risultati.
E' quindi evidente come, in linea di principio, questi strumenti finanziari possono essere anche molto remunerativi o comunque utili a molti investitori. Nonostante ciò, però, bisogna specificare che anche i fondi comuni, come ogni altra forma di investimenti, presentano dei rischi. Nello specifico ci riferiamo a fattori che possono potenzialmente renderli o poco remunerativi o addirittura una perdita di denaro.
Questi elementi sono principalmente due:
Crollo dei mercati. Nel caso di un crollo del prezzo medio del mercato in cui il fondo investe, anche nonostante l'attenzione riposta dai gestori nella selezione dei migliori titoli, potrebbe verificarsi una perdita di denaro per l'investitore, talvolta minima, talvolta anche molto elevata.
Affidare il proprio patrimonio ad esperti (cioè ai gestori del fondo) è certamente un buon modo per investire con rischi minori, ma come ogni investimento non è sicuro al 100% e comunque non è di certo esente dalle perdite dovute a crolli importanti del prezzo medio dell'intero mercato di riferimento del fondo (comprendente anche i titoli posseduti dal fondo comune stesso).
Inefficienza. Come già evidenziato in precedenza, affidarsi a degli esperti non per forza significa che il proprio patrimonio crescerà a ritmi molto più veloci di quelli del benchmark di riferimento (cioè con rendimenti superiori a quelli che potrebbero semplicemente essere ottenuti investendo personalmente nell'indice di riferimento tramite, ad esempio, un ETF o un fondo passivo).
Capita molto spesso che i fondi comuni si rivelino meno efficienti di quanto dovrebbero. Dati alla mano, infatti, più o meno solo 1 su 3 riesce nel suo obiettivo di sovraperformare il proprio benchmark. L'inefficienza che caratterizza certi fondi comuni è dovuta in parte alla cattiva gestione degli amministratori, in parte, però, anche ai costi elevati del fondo, che riducono ogni anno i rendimenti di quest'ultimo.
Avendo ben chiari in mente questi due punti, ci risulta molto più facile trovare una risposta alla precedente domanda sul senso di un possibile investimento in un fondo comune. Tale scelta potrebbe rivelarsi assai redditizia, ma unicamente qualora il fondo del quale si decidono di acquistare le quote riuscisse effettivamente a gestire i nostri soldi efficientemente, guadagnando più del mercato nei momenti di crescita e perdendo di meno nei periodo di decrescita. Un fondo con queste caratteristiche può certamente essere trovato, ma sono molti quelli che invece non risultano performare bene come dovrebbero. Una delle principali cause di ciò è da ricercare nei costi che l'investitore deve sostenere per poter acquistare, detenere e vendere le quote del proprio fondo.
QUALI SONO LE COMMISSIONI DA PAGARE PER INVESTIRE IN UN FONDO COMUNE?Leggendo il capitolo precedente avrai sicuramente capito come i fondi comuni possano comportare grandi guadagni (anche superiori a quelli medi di mercato) come anche, in alcuni casi, risultati deludenti. Ti sarai inoltre reso conto di come molto spesso la causa di questi scarsi rendimenti non dipenda dai gestori del fondo, bensì da fattori inevitabilmente legati alla natura stessa dei fondi di investimenti: i costi.
I fondi comuni sono infatti messi a disposizione del pubblico di investitori da delle società (SGR) che chiaramente operano con il fine di generare dei guadagni. Ciò comporta che chi desideri investire in uno di questi fondi comuni sia tenuto a pagare delle commissioni, utili alla società sia per rifarsi delle spese sostenute per la creazione e gestione del fondo, sia per generare un profitto dalla propria attività.
Le commissioni applicate dai fondi di investimento attivi tendono però ad essere relativamente alte, se paragonate a quelli di altre tipologie di fondi, ad esempio gli ETF (a gestione passiva), il che da una parte è giustificato dai costi di gestione maggiori che l'azienda deve sostenere, dall'altra determina una riduzione dei guadagni ottenibili dagli investitori.
I costi e le commissioni sono dunque chiaramente uno dei principali problemi di un fondo comune, non solo per via dei loro valori elevati, bensì anche per il loro numero. Le commissioni previste dai fondi comuni sono infatti molteplici e variano a seconda delle caratteristiche dello strumento finanziario o delle scelte prese dai gestori.
I principali tra questi costi sono i seguenti:
Costi di gestione. Si tratta delle commissioni annue che bisogna pagare ai gestori del fondo (a prescindere dalle sue performance) come compenso per aver amministrato i propri soldi. Essi sono espresse come percentuale del valore totale investito. Solitamente, in Italia, questi costi si aggirano attorno al 2% annuo.
Costi di sottoscrizione. Si tratta delle commissioni (non sempre previste) che si è tenuti a pagare nel momento dell'acquisto delle quote del fondo. Generalmente corrispondono a valori che variano dallo 0% al 5% del capitale investito.
Costi di rimborso. Cioè le commissioni (non sempre previste) che si è tenuti a pagare al momento della richiesta di rimborso delle proprie quote del fondo, cioè, di fatto, quando si vogliono riottenere i propri soldi precedentemente investimenti (a cui sono da sommare i guadagni o le perdite derivate dall'investimento nel fondo). Queste commissioni hanno valori che al massimo si aggirano intorno al 3.5% del capitale ottenuto dal rimborso, ma, solitamente, dopo un certo numero di anni trascorsi senza richiedere rimborsi delle proprie quote, queste commissioni si azzerano.
Performance fees. Si tratta delle commissioni applicate ai guadagni generati dal fondo, nel caso esso ottenga risultati superiori a quelli del suo benchmark di riferimento. Questi sono costi non sempre presenti, ma che possono comunque incidere sulle performance totali dello strumento finanziario.
Commissioni di deposito. Cioè tutte quelle commissioni da pagare non alla società che gestisce il fondo, ma all'istituzione bancaria presso cui sono depositati i soldi gestiti dal fondo comune, i quali non possono essere detenuti dalla SGR, dal momento che il denaro posseduto dal fondo comune deve essere separato dal patrimonio della società che lo emette e amministra.
Altri costi. Le commissioni precedentemente elencate sono le principali, ma nonostante ciò ne esistono anche altre (talvolta presenti, talvolta no) che possono influire sui rendimenti reali di un fondo. E' il caso, ad esempio, delle commissioni di conversione dei fondi (da pagare qualora si decida di investire da un fondo comune ad un altro, entrambi gestiti dalla stessa società). Si tratta comunque di costi contenuti se paragonati a quelli precedentemente elencati e talvolta non presenti, ma comunque da tenere in considerazione quando si sceglie in che fondo investire.
Tutte queste commissioni appena elencate si dividono in due categorie principali:
Commissioni correnti. Cioè commissioni pagate con regolarità (ad esempio annualmente). Tutti questi costi vengono riportati nel KIID (Key investor information document), cioè il documento informativo del fondo, con la definizione di TER (Total Expense Ratio), la quale però non tiene conto di tutte le commissioni, ma solo, appunto, di quelle correnti.
Commissioni Una Tantum. Cioè costi da pagare solo al momento dell'acquisto delle quote del fondo o alla loro vendita. Anch'esse sono elencate all'interno del KIID.
In conclusione di questo capitolo, ci teniamo a sottolineare come le spese sostenute dall'investitore che desideri acquistare e detenere quote di un fondo comune non per forza determinino risultati scadenti, ma certamente possono influire in larga parte sulle performance totali dello strumento finanziario e dunque sul buon esito del proprio investimento.
QUALI SONO I PRO E I CONTRO DEI FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO?
Ora che abbiamo analizzato praticamente ogni aspetto del funzionamento e delle caratteristiche dei fondi comuni, cerchiamo di trarre delle conclusioni e capire cosa questi strumenti finanziari abbiano di positivo e cosa, invece, di negativo.
PRO
Gestione professionale. I fondi comuni di investimento sono gestiti da professionisti del settore, i quali possiedono le conoscenze e le competenze necessarie (in linea teorica) per ottenere i risultati sperati investendo in determinati titoli. La gestione professionale del proprio patrimonio da parte di professionisti, permette una più efficiente amministrazione del proprio portafoglio senza la necessità di possedere personalmente le conoscenze indispensabili per riuscire nell'impresa di generare ottimi rendimenti con gli investimenti. Inoltre, una gestione professionale del proprio capitale, consente all'investitore di incrementare il proprio patrimonio senza di fatto impiegare il proprio tempo affinché ciò sia possibile.
Efficienza. I fondi comuni nascono con l'obiettivo di ottenere performance migliori di quelle che si potrebbero generare investendo passivamente in un indice (tramite strumenti quali, ad esempio, gli ETF). Ciò consente all'investitore di guadagnare una quantità di denaro che autonomamente non riuscirebbe ad ottenere. Questi strumenti consentono dunque di generare profitti superiori a quelli medi di mercato, risultato che sarebbe altrimenti possibile solo tramite un attento e pericoloso stock picking o tramite l'analisi dei mercati finanziari da parte dell'investitore.
(Non sempre tutti i fondi sono però efficienti, come visto precedentemente, ma di questo parleremo nuovamente più avanti)
Tempo e competenze. Come già evidenziato, i fondi comuni consentono agli investitori di risparmiare tantissimo tempo e ottenere ottimi risultati senza possedere le conoscenze e le abilità necessarie per riuscirci da soli. Per poter raggiungere le performance generate dai gestori di un fondo (tramite la selezione dei giusti titoli da acquistare), sarebbe infatti richiesta non solo un'esperienza notevole, ma anche moltissimo tempo da impegnare in attività (quali l'analisi dell'economia o la creazione di previsioni sulla crescita futura di determinati asset) che richiedono necessariamente un buon grado di conoscenze tecniche e specifiche.
CONTRO
Inefficienza. Come anticipato in precedenza, i fondi comuni nascono con lo scopo di ottenere rendimenti maggiori di quelli del loro benchmark di riferimento, ma, purtroppo, non sempre hanno successo in questo loro fine. L'inefficienza di un fondo rappresenta il suo problema più importante, poiché lo rende di fatto inutile, soprattutto dal momento che esistono altri strumenti (quali, ad esempio, gli ETF) capaci di consentire agli investitori di ottenere risultati superiori in maniera comunque non troppo rischiosa o complessa (dal momento che gli ETF sono comunque fondi, ma a gestione solitamente passiva).
L'inefficienza di un fondo può dipendere dalla sua errata gestione o (la maggior parte delle volte) dagli alti costi che l'investimento in essi richiede e che erode il margine di guadagno degli investitori.
Costo. Altro aspetto negativo dei fondi comuni è, appunto, il loro costo. I fondi comuni di investimento richiedono infatti (la maggior parte delle volte) che chi voglia acquistarne e detenerne delle quote debba pagare delle commissioni talvolta molto elevate.
Il costo di un fondo comune rappresenta la maggior parte delle volte l'elemento che più di tutti ne limita l'efficienza e lo rende meno performante rispetto al proprio benchmark di riferimento.
QUALI CRITERI CONSIDERARE NELLA SCELTA DI UN FONDO COMUNE?
Come già visto, l'investimento in fondi comuni può rivelarsi talvolta poco redditizio, ma in alcuni casi anche abbastanza remunerativo e senza la necessità di impiegare molto del proprio tempo nel tentativo di ottenere risultati.
Qualora anche tu (come molti altri investitori) sia interessato ad investire in un fondo comune, questo capitolo ti tornerà particolarmente utile per scegliere quello che più fa per te.
I primi due elementi da considerare nella ricerca del fondo in cui investire sono anche i principali, cioè:
ASSET CLASS
La scelta della tipologia di asset in cui investire è importantissima, da una parte in quanto determina il profilo di rischio che si vuole assumere (maggiore con investimenti azionari e minore tramite quelli obbligazionari, ad esempio). Dall'altra, invece, questa decisione ha un ruolo primario anche nel momento in cui si analizzano i rendimenti passati del fondo, che chiaramente risultano maggiori qualora esso investa in asset dal rendimento maggiore (ma solitamente anche più rischiosi).
BENCHMARK
Anche questa seconda scelta ricopre un ruolo di importanza primaria, poiché determina le caratteristiche dell'asset class che si andrà a selzionare. La scelta del benchmark, cioè l'indice rispetto al quale il fondo tenta di ottenere performance migliori, è essenziale per capire se esso riesca effettivamente nel suo scopo di "battere il mercato", nonché per definire anche la tipologia di asset in cui si andrà ad investire. Un indice, infatti, contiene asset con caratteristiche comuni (obbligazioni della stessa durata, azioni di uno stesso paese o con capitalizzazione simile…) e che sono le stesse che accomunano gli asset del fondo che tale indice ha come riferimento.
Il benchmark è dunque tra gli elementi più importanti da considerare quando si analizza un fondo comune, perciò evita tutti quei fondi che non ne hanno uno, dal momento che è pressoché impossibile capire se stiano effettivamente performando bene, poiché non si ha nessun metro di paragone.
Dopo aver effettuato questa prima scelta riguardante le caratteristiche più generali di un fondo, ci si ritroverà di fronte a molte possibili opzioni, cioè a molti e diversi fondi comuni, ognuno con le proprie particolarità.
Inizia dunque a questo punto un'analisi più dettagliata basata su vari parametri da tenere in considerazione.
COSTO
Il costo del fondo in cui si vuole investire rappresenta uno degli elementi più importanti al momento della scelta. Non per forza, infatti, fondi con costi minori risulteranno ottenere guadagni maggiori, ma in ogni caso spendere meno in commissioni è sempre preferibile. Il costo, dunque, non deve per forza precludere l'acquisto delle quote di certi fondi, magari dalle ottime prestazioni, ma è certamente un elemento essenziale da considerare.
PERFORMANCE PASSATA
Un altro elemento fondamentale da tenere in considerazione sono le performance passate del fondo comune. Sebbene, infatti, i risultati passati non costituiscano una garanzia di rendimenti futuri, comunque fondi con ottime prestazioni passate sono preferibili a fondi soliti ottenere risultati scadenti.
Quando si parla di performance di un fondo, è importante sottolineare che non ci si riferisce solo ai suoi guadagni in termini assoluti, ma alla sua capacità di riuscire nel suo scopo, cioè ottenere risultati migliori di quelli del suo benchmark di riferimento.
Un fondo che cresce in media del 20% l'anno, ad esempio, può sembrare all'apparenza un ottimo fondo se paragonato ad altri, ma, qualora il suo indice di riferimento crescesse ad una media del 30% annuo, perderebbe tutta la sua attrattiva. Che senso ha, infatti, acquistare quote di un fondo che cresce del 20% ogni anno, quando è possibile investire nell'indice di riferimento (tramite degli ETF, ad esempio) e ottenere rendimenti del 30%? Nessuno, per questo è essenziale che il fondo sia in grado di "battere il mercato" oltre che di ottenere performance generalmente buone e preferibili a quelle di altri fondi.
FILOSOFIA DEL FONDO
Ogni fondo comune mette a disposizione dei propri investitori dei documenti informativi (come ad esempio il KIID o il prospetto informativo del fondo), nei quali è presente tutto quanto c'è da sapere riguardo i metodi usati dai gestori per la selezione degli asset da inserire in esso. Ciò è importantissimo, in quanto ti consentirà di capire se i principi adottati sono o meno in linea con quelli che tu adotteresti oppure che secondo te potrebbero avere maggiore successo. Sebbene, infatti, i fondi siano gestiti da esperti del settore, ognuno investe seconde idee e tendenze proprie che ti potrebbero far preferire un fondo piuttosto che un altro.
GESTIONE DI CEDOLE E DIVIDENDI
Le decisioni prese dal fondo inerentemente alla gestione delle cedole pagate dalle obbligazioni o dei dividendi versati da alcune azioni rappresenta un altro elemento molto importante. Esistono infatti due principali approcci alla gestione di questi guadagni:
Fondi ad accumulazione. Si tratta di fondi comuni che utilizzano i soldi guadagnati da cedole e dividendi per reinvestirli. In sostanza questi fondi, dopo aver ricevuto cedole e dividendi, non li consegnano ai possessori delle loro quote, ma li reinvestono per conto di questi ultimi in altre quote del fondo stesso.
Fondi a distribuzione. Cioè fondi comuni che versano ai detentori delle loro quote i proventi di cedole o dividendi.
Questo punto dell'analisi di un fondo è certamente assai importante, ma soprattutto soggettivo.
Un approccio ad accumulazione può infatti tornare utile a chi non necessita che i propri risparmi (investiti nel fondo) generino rendimenti costanti di denaro liquido e preferiscono piuttosto reinvestire questi proventi in quote del fondo, nella speranza che nel tempo aumentino di valore.
Un approccio distributivo, invece, torna più utile a coloro che desiderano avere delle entrate extra, per integrare il proprio stipendio magari, oppure solamente per esigenze personali.
Quelli appena elencati rappresentano i principali elementi da considerare nel momento in cui bisogna scegliere in che fondo investire i propri risparmi. Si tratta di caratteristiche che variano da fondo a fondo e vanno analizzate attentamente per individuare quello che più faccia al caso tuo o che abbia maggiori possibilità di ottenere ottimi risultati nel lungo periodo.
CONCLUSIONI
Siamo giunti alla conclusione di questo articolo sui fondi comuni: abbiamo analizzato e capito come funzionano questi strumenti finanziari, ne abbiamo evidenziato le caratteristiche, abbiamo parlato della loro utilità in un'ottica di investimento del proprio capitale e abbiamo cercato di capire come scegliere i fondi comuni migliori.
A questo punto non resta che rispondere ad un'ultima riassuntiva domanda: ha senso investire in fondi comuni? La risposta è sì, ma con delle precisazioni. L'investimento in fondo comuni è utile qualora si voglia incrementare il proprio capitale senza investire gran parte del proprio tempo nella ricerca dei giusti asset da acquistare o nella gestione del proprio portafoglio in maniera attiva. Affinché l'acquisto delle quote di un fondo, però, si riveli una scelta davvero conveniente, bisogna selezionare tale fondo con cura e attenzione, perché molti sono quelli che presentano performance non all'altezza delle aspettative e risultano dunque meno efficienti paragonati all'investimento in altri strumenti finanziari.
I fondi comuni possono, dunque, certamente giovare molto al tuo capitale, ma solo se effettivamente di qualità e in grado di ottenere buoni risultati nonostante i costi (talvolta molto elevati) che comportano.
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