
Che cos'è un ETF? Una guida per scoprirlo e investirci

Ti è mai capitato di sentire parlare di ETF? Ti sei mai chiesto cosa questo acronimo significhi e come questi strumenti funzionino? Vuoi capire se possono rappresentare un'opportunità di guadagno anche per te come per molti altri investitori? Beh, se almeno ad una di queste domande puoi rispondere sì, allora questo è l'articolo che fa per te.
In questa guida approfondiremo cosa sono gli ETF, le loro caratteristiche, i tipi di ETF che esistono e come poterli sfruttare per guadagnare.
CHE COS'E' UN ETF?
Un ETF (Exchange Traded Fund) è un fondo di investimento scambiabile in borsa.
Capiamo che questa definizione possa sembrare riduttiva, soprattutto se paragonata alle migliaia di altre definizioni che possono facilmente essere trovate su internet, ma in realtà è la più adatta possibile per descrivere cosa effettivamente siano questi strumenti finanziari nella maniera più generale possibile. Se infatti un ETF non è altro che un fondo (fund) scambiabile in una borsa di riferimento (exchange traded) è altresì vero che ne esistono innumerevoli, tutti con caratteristiche specifiche e talvolta anche molto differenti, il che rende la definizione precedentemente data la più adatta a descriverli tutti.
ETF vs FONDO COMUNE DI INVESTIMENTO
Gli ETF sono strumenti finanziari che, già nel nome (Exchange Traded Fund), hanno molto in comune con i classici fondi di investimento. Non è infatti un caso che quando si parla o si spiega cos'è un ETF, si finisce molto spesso per evidenziare le differenze tra questo e i fondi comuni di investimento.
Nello specifico, noi abbiamo deciso di dedicare un intero articolo ad un argomento così importante e soprattutto intorno al quale si può discutere veramente a lungo. Qualore anche tu voglia approfondire questa tematica, ti basterà cliccare il link sottostante:
CHE TIPI DI ETF ESISTONO?
Come anticipato nei paragrafi precedenti, esistono numerosi tipi diversi di ETF, ognuno con le proprie particolarità. Innanzitutto ne esistono 2 principali categorie a seconda della gestione che li caratterizza:
ETF a gestione passiva. Si tratta degli ETF più noti e conosciuti, tanto che quando si ricerca su internet cosa sia un ETF, la maggior parte delle definizioni fornite descrivono in realtà solo quelli a gestione passiva.
Come si può facilmente intuire dal nome, questa tipologia di ETF possiede la caratteristica (comune anche a tutti gli altri) di essere un fondo di investimento scambiabile in borsa, ma a questa generica definizione va aggiunto anche il fatto che si tratta di un fondo completamente passivo. Esso non ha come scopo quello di ottenere performance superiori a quelle del mercato, ma solo di replicare il più fedelmente possibile le variazioni di prezzo di un suo benchmark, cioè di un indice di riferimento.
Esistono vari tipi di ETF a gestione passiva, distinti in base alla tipologia di asset dei quali mirano a replicare l'andamento.
ETF a gestione attiva. Si tratta di ETF che, come tutti gli altri, sono quotati in borsa e hanno caratteristiche proprie di un fondo di investimento, ma, a differenza di quelli a gestione passiva, gli ETF a gestione attiva non si limitano a replicare l'andamento del prezzo di un benchmark, ma tentano di ottenere performance migliori di quelle del mercato o del loro indice di riferimento. Ciò è possibile tramite la scelta, da parte del manager del fondo, dei singoli asset in cui investire. La tipologia e i criteri di investimento adottati dal manager sono specificati nei documenti illustrativi dell'ETF, il che rende questo strumento finanziario comunque affidabile e molto più simile ad un classico fondo comune di investimento qualora paragonato agli ETF a gestione passiva.
Anch'essi possono essere ulteriormente distinti in base alla tipologia di asset in cui investono.
(Quando si parla di ETF si tende la maggior parte delle volte a riferirsi unicamente a quelli a gestione passiva, poiché più numerosi e utilizzati. Anche in questa guida faremo molto spesso riferimento solamente a quelli a gestione passiva, sebbene le caratteristiche di base siano identiche tra i due differenti tipi di strumento)
Oltre a questa suddivisione, va tenuto conto che gli ETF possono essere classificati anche in base ad altri criteri, come il tipo di asset in cui investono (come già specificato in precedenza):
ETF azionari. Sono ETF che investono in azioni attivamente oppure replicano le performance di un indice azionario passivamente.
ETF obbligazionari. Sono ETF che, o in maniera attiva o in maniera passiva, replicano o cercano di battere le performance di un indice obbligazionario, cioè un indice che descrive il variare del prezzo di una tipologia di obbligazioni.
Questi ETF, dal momento che investono in obbligazioni, versano solitamente a coloro che li acquistano le cedole ottenuti dall'investimento obbligazionario. La particolarità di questi strumenti finanziari è che, a differenza delle obbligazioni vere e proprie, non possono essere portate a scadenza, poiché i titoli contenuti in essi vengono costantemente rinnovati prima di scadere.
ETF valutari. Si tratta di ETF che mirano a replicare l'andamento di una determinata valuta rispetto ad altre. All'interno di questa categoria rientrano anche tutti quegli ETF sulle criptovalute.
Gli ETF valutari rappresentano sostanzialmente un'alternativa all'investimento diretto nel mercato del FOREX.
ETF sulle materie prime. Si tratta di ETF che, attivamente o passivamente, hanno lo scopo di sovraperformare o di replicare le variazioni di prezzo di un benchmark di riferimento, cioè, in questo caso, un indice che descrive l'andamento del prezzo di un paniere di materie prime.
Il problema degli ETF sulle materie prime è che non consentono di investire in una singola commodity, ma solo su un paniere di esse. La soluzione a tale problema viene dall'utilizzo di un'altra tipologia di strumento finanziario:
ETC (Exchange Traded Commodity). Si tratta di strumenti finanziari con caratteristiche molto simili a quelle degli ETF, con la differenza che il loro scopo non è quello di replicare un indice di riferimento, bensì le variazioni di prezzo di una singola materia prima (come, ad esempio, l'oro).
Altri ETF indicizzati. Oltre ai vari ETF già elencati, ne esistono altri, i quali replicano l'andamento di indici che non rientrano in nessuna delle categorie prima citate (azionari, valutari, obbligazionari…), ma creati per descrivere altre varie caratteristiche dei mercati (è il caso ad esempio degli indici sulla volatilità del mercato).
ETF multi-asset. Sono ETF che non si limitano ad investire in un'unica categoria di asset, ma in 2 o più (ad esempio obbligazioni e azioni) consentendo una maggiore diversificazione.
Le categorie di ETF esistenti, però, non finiscono qua, tutt'altro. La maggior parte degli ETF sopra elencati possono infatti contenere al loro interno asset scelti sulla base di vari criteri. I principali tra questi metodi di distinzione sono i seguenti:
Distinzione settoriale. Si tratta di ETF che investono o cercano di replicare l'andamento di indici creati per tracciare le variazioni di prezzo di uno specifico settore economico (tech, farmaceutico, alimentare…).
Distinzione geografica. Gli ETF basati su una selezione geografica dei titoli al loro interno cercano di battere o replicare l'andamento di indici che descrivono le variazioni di prezzo di una specifica tipologia di asset di una determinata nazione, regione o parte del mondo.
Altre distinzioni. Oltre alle 2 principali tipologie di criteri per la scelta degli asset da inserire in un ETF appena elencate, bisogna aggiungerne anche molte altre, che variano a seconda dell'indice che il fondo mira a replicare o battere.
Nel caso, ad esempio, di un ETF sullo S&P 500, il criterio di scelta utilizzato sarà il medesimo utilizzato dall'indice, perciò l'ETF conterrà al suo interno le 500 azioni di aziende con la maggiore capitalizzazione negli Stati Uniti d'America. Per quanto riguarda, invece, le obbligazioni, ad esempio, è molto comune una selezione dei bond da inserire nel fondo sulla base della loro durata.
COME FUNZIONA UN ETF?
Come visto in precedenza, un ETF ha come scopo quello di replicare l'andamento del prezzo di una serie di asset con caratteristiche comuni (cioè, di fatto, di un indice).
Per riuscire nel suo fine, questo strumento finanziario si basa sull'applicazione di 3 principali metodi:
Replica fisica. Si tratta del metodo di replica più semplice da capire e tra i più utilizzati dagli ETF che mirano a replicare l'andamento di indici su mercati importanti e sviluppati.
Gli ETF a replica fisica raggiungono il loro scopo di riprodurre le variazioni del prezzo di un benchmark acquistando tutti i titoli presenti in esso e nella stessa identica quantità con cui figurano nell'indice di riferimento.
ESEMPIO
Immagina di analizzare la composizione di un ETF a replica fisica sullo S&P 500. Qualora confrontassi l'indice e l'ETF e controllassi quali azioni compongono il primo e quali il secondo e in che quantità, ti accorgerai che i due valori sarebbero molto simili se non identici.
Replica fisica ottimizzata (Campionamento). Si tratta di un metodo utilizzato qualora risulti impossibile o molto complicato acquistare tutti i titoli contenuti in un indice. Con il metodo del campionamento, il gestore dell'ETF acquista fisicamente alcuni dei titoli contenuti nel benchmark, ma solo quelli più significativi e che consentano di poterne replicare le variazioni di prezzo nella maniera quanto più fedele possibile senza però di fatto possederne tutte le componenti.
ESEMPIO
Immagina di analizzare la composizione di un ETF a replica fisica ottimizzata sull'S&P 500. Qualora confrontassi l'indice e l'ETF e controllassi quali azioni compongono il primo e quali il secondo e in che quantità, riscontrerai delle differenze tra i due, in quanto l'ETF risulterebbe contenere solo una parte delle azioni delle aziende contenute nello S&P 500, cioè unicamente quelle più importanti e fondamentali per consentire al fondo di replicare l'andamento del prezzo del benchmark.
Replica sintetica. Si tratta del metodo di replica più difficile da comprendere, soprattutto per investitori meno esperti.
Questo metodo è generalmente utilizzato dagli ETF che investono in mercati emergenti o poco sviluppati per consentire alla società emittente di tutelarsi dai rischi connessi a questo genere di investimento. Per raggiungere il suo scopo tramite una replica di tipo sintetico, l'ETF può operare in 2 modi:
Replica sintetica unfunded. Con questo metodo il gestore dell'ETF utilizza i soldi derivanti dall'acquisto delle quote dell'ETF per acquistare un paniere di titoli contenenti asset anche diversi da quelli che il fondo dovrebbe replicare. A questo punto procede col siglare un contratto Swap con una controparte, la quale possiede i titoli dell'indice che l'ETF deve replicare. Il contratto in questione prevede che il gestore dell'ETF consegni alla controparte le rendite del paniere di titoli acquistato in precedenza e in cambio la controparte consegni al gestore del fondo il rendimento del proprio paniere di titoli, contenente effettivamente gli asset dell'indice che l'ETF deve replicare. Il contratto può talvolta prevedere commissioni per una delle due parti.
ESEMPIO
Immagina che una società voglia creare e vendere un ETF su mercati poco liquidi o particolarmente rischiosi. Per proteggersi dai rischi di tali investimento, decide di mettere in vendita le quote del suo fondo, ma di utilizzare i soldi guadagnati per acquistare un paniere di titoli anche diversi da quelli dell'indice da replicare. A questo punto, i gestori dell'ETF, utilizzeranno tali asset come collaterale, cioè come garanzia per siglare un contratto di tipo swap. Tale contratto prevede che i gestori del fondi verseranno alla controparte quanto guadagnato (o viceversa perso) tramite gli incrementi (o decrementi) di valore del loro paniere. In cambio la controparte farà lo stesso con i propri asset (cioè quelli che l'ETF deve replicare). Immagina ora che il paniere collaterale (da 100 euro) incrementi il proprio valore di 5 euro e, al contempo, il prezzo degli asset della controparte (da 100 euro) cresca di 7 euro. Il contratto swap prevede che i gestori del fondo versino i 5 euro guadagnati alla controparte e questa i propri 7 euro ai gestori dell'ETF. Così facendo il valore totale di quanto posseduto dal fondo sarà pari a 100 + 5 - 5 +7 = 107.
Come si può notare l'incremento di valore del patrimonio del fondo sarà pari a quello dei titoli che l'ETF deve replicare, consentendogli così di riuscire nel suo scopo di riprodurre le variazioni di prezzo del suo benchmark.
Replica sintetica funded. Con questo metodo, il gestore dell'ETF non usa i soldi derivanti dalla vendita delle quote del fondo per acquistare un paniere di titoli (come nel caso precedente) ma si impegna, tramite un contratto Swap, a consegnarli ad una controparte che possiede i titoli dell'indice che l'ETF deve replicare. In cambio, la controparte assicura di versare al gestore del fondo i rendimenti di tali titoli, così da consentirgli, di fatto, di replicarne l'andamento. I soldi versati dal gestore dell'ETF restano di fatto di sua proprietà, ma fungono da garanzia per il contratto e devono potenzialmente essere ripresi dal gestore del fondo in ogni momento lo desideri. L' accordo può talvolta prevedere commissioni per una delle due parti.
ESEMPIO
Immagina che, come nel precedente esempio, una società voglia creare e vendere un ETF su mercati poco liquidi o particolarmente rischiosi. Per proteggersi dai rischi di tali investimento, decide di mettere in vendita le quote del suo fondo, ma di utilizzare i soldi guadagnati come collaterale per un contratto swap (senza comprare alcun paniere di titoli). La società siglerà dunque il contratto, il quale prevede che la controparte (che possiede gli asset il cui prezzo l'ETF deve replicare) versi, come nel precedente esempio, ai gestori del fondo somme di denaro corrispondenti alle variazioni del prezzo dei propri titoli. In cambio, però, i gestori consegneranno alla controparte i proventi della vendita delle quote del fondo potendo però sempre e in ogni caso avere accesso a tale liquidità, depositata presso un'istituzione finanziaria fiduciaria terza. Così facendo, la società che gestisce il fondo resta in possesso dei suoi soldi, ma, qualora (da 100 euro) gli asset della controparte dovessero crescere di 7 euro, questi verrebbero consegnati ai gestori dell'ETF consentendo loro di replicare fedelmente l'andamento del prezzo del loro benchmark.
PERCHE' INVESTIRE IN ETF?
Ora che abbiamo appreso cosa sono gli ETF e le loro caratteristiche, è giunto il momento di cercare di capire che senso possa avere investire in questi strumenti finanziari. A cosa effettivamente torna utile questa tipologia di fondi?
Prima di rispondere è giusto sottolineare che in questa sezione ci occuperemo solo degli ETF a gestione passiva, poiché si tratta della tipologia più utilizzata e con la quale si possono effettivamente costruire strategie di investimento proprie, piuttosto che affidarsi alle decisioni di altri (cioè i manager degli ETF a gestione attiva).
Tornando alla domanda precedente, a cosa potrebbero mai servire gli ETF per un investitore? La risposta è da ricercare nella natura stessa di questi strumenti. Gli ETF (a gestione passiva) mirano, infatti, a replicare l'andamento di un benchmark, il quale non è mai costituito da un singolo asset finanziario, ma da una pluralità di essi e anzi da veri e propri indici.
Gli ETF tornano dunque assai utili qualore si cerchino due principali elementi nel proprio investimento:
Diversificazione. Un ETF è tenuto, a livello normativo, a garantire un buon grado di diversificazione al suo interno, il che consente agli investitori di potersi esporre su determinati asset o segmenti del mercato in maniera più sicura, senza investire tutti i propri risparmi in una singola azione, obbligazione, materia prima ecc. Ma riuscendo ad acquistare contemporaneamente più asset con caratteristiche simili (tanto da comporre da un indice) e ridurre il livello di rischio dell' investimento.
Generalità. Un ETF, come detto in precedenza, ha lo scopo di replicare l'andamento del prezzo di un indice. Dal momento che un indice non è composto da asset casuali senza alcun legame tra loro, ma uniti da caratteristiche simili (geografiche, settoriali…), esso, di fatto, descrive l'andamento di una specifica parte del mercato. Poiché, però, investire in un indice è impossibile, in quanto richiederebbe ingenti quantità di denaro e tempo per acquistare ogni sua singola componente, gli ETF offrono all'investitore la possibilità di acquistare in una volta sola e a prezzi ridotti l'intero indice scelto. Questa loro caratteristica fa sì che siano assai utili qualora si desideri investire in uno specifico segmento dell'economia nella sua interezza, senza dunque comprare un singolo asset, ma tutti quelli che rientrano in quello specifico segmento.
Questi sono i due principali aspetti che generalmente spingono un investitore ad optare per l'acquisto di ETF piuttosto che di altri strumenti finanziari e che li rendono strumenti effettivamente utili sotto molti punti di vista.
CHE COSA DEVO TENERE IN CONSIDERAZIONE QUANDO SCELGO UN ETF?
Se dopo l'analisi dei motivi che solitamente spingono ad investire in ETF anche tu ritieni che questi strumenti finanziari possano tornarti utili per guadagnare sui mercati e vuoi investire in essi, ti ritroverai di fronte ad una quantità enorme di diversi ETF, ognuno con le proprie caratteristiche e i propri nomi (solitamente lunghi e complicati). Ti verrà dunque spontaneo domandarti cosa dovrebbe farti propendere verso un fondo piuttosto che verso un altro.
In questa sezione cercheremo proprio di rispondere a questa domanda, nel modo più completo e chiaro possibile.
Il primo passo da fare per investire in ETF è quello di domandarsi quale tipologia di fondo si voglia acquistare. Tralasciando il momento della scelta tra ETF attivo o passivo (per i motivi spiegati prima) ti ritroverai di fronte ad un decisione che tiene conto di due parametri principali:
Asset. La prima scelta da operare riguarda il tipo di asset in cui si vuole investire e di conseguenza la tipologia di ETF che si vuole acquistare (obbligazionari, azionari, sulle materie prime…). Questa è la scelta più importante perché partendo da essa si dovranno poi adottare strategie di investimento e analisi differenti a seconda della tipologia di asset individuato.
Indice. La seconda scelta (per nulla meno importante) riguarda l'indice in cui si vuole investire e dunque il benchmark a cui l'ETF deve fare riferimento. Questa decisione può far propendere verso indici specializzati in un determinato settore economico (tech, bancario, alimentazione…) o legati ad una determinata area geografica (nazione, regione, continente…) o ancora composti da asset con caratteristiche comuni (bond a lungo, medio o breve termine, azioni ad alta capitalizzazione…).
Dopo aver scelto l'ETF su cui si ha intenzione di investire basandosi su questi due parametri si è già ad un ottimo punto.
La fase che segue riguarda però la selezione dello specifico fondo da acquistare, in base a caratteristiche molto più specifiche.
QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DI UN ETF DA CONOSCERE PRIMA DI INVESTIRE IN ESSO?
A questo punto bisogna dunque analizzare i singoli ETF, studiando le loro caratteristiche principali e che possano far propendere per un fondo piuttosto che per un altro.
COSTO
Il primo dei parametri da considerare (e anche quello che più di tutti può fare la differenza tra rendimenti ottimi o ridotti) è il costo. Un ETF, infatti, è uno strumento messo a disposizione da aziende o società, le quali chiaramente investono tempo e capitali per ottenere un ritorno economico. I costi di un ETF sono principalmente due:
TER (Total Expense Ratio). Si tratta della quantità totale di soldi che sarai tenuto a pagare annualmente al gestore dell'ETF espressa sotto forma di percentuale del capitale investito.
Il TER non indica però tutte le spese che l'investitore dovrà sostenere annualmente. Sono infatti escluse, ad esempio, le spese di swap o i costi di ribilanciamento. Si tratta, tuttavia, di commissioni abbastanza limitate o che interessano solo alcuni tipi ETF.
- Spese di transazione. Si tratta di tutte quelle spese a cui si va incontro quando si acquista un qualsiasi strumento finanziario per mezzo di un broker. Non sono dunque valori che dipendono dall'ETF, ma dallo spread o dalle commissioni stabilite dal broker utilizzato per l'acquisto del fondo.
Non sempre dei costi inferiori determinano performance migliori dell'ETF, ma è chiaramente preferibile optare per fondi con commissioni ridotte piuttosto che per ETF che comportino spese più elevate. Va poi tenuto in considerazione che i costi di questi strumenti finanziari variano a seconda di molti parametri, primo fra tutti il mercato in cui investono: tendono infatti ad essere più alti qualora gli ETF replichino indici di mercati meno liquidi o più esotici.
REPLICA
Altro elemento importante da tenere in considerazione è il metodo utilizzato dall'ETF per replicare l'andamento del prezzo del benchmark. Quando si parla di replica bisogna prestare attenzione a due fattori principali:
Fedeltà. Con questo termine intendiamo quanto fedelmente l'ETF replichi il proprio indice di riferimento. Questi strumenti finanziari hanno infatti come scopo quello di riprodurre più accuratamente possibile le oscillazioni di prezzo di un benchmark e, dunque, più riescono a raggiungere questa loro finalità, più risultano efficaci. Sebbene, infatti, un ETF possa talvolta replicare in maniera meno fedele un indice, ma comportando performance migliori, allo stesso modo quegli errori nella riproduzione possono tramutarsi facilmente nell'ottenimento di risultati peggiori rispetto al benchmark di riferimento (il che non è per nulla piacevole).
Metodo di replica. Il metodo di replica è un altro degli elementi che dovrebbe influire nella scelta dell'ETF in cui investire. I fondi a replica sintetica, infatti, tendono ad avere rischi connessi al loro funzionamento maggiori rispetto a quelli a replica fisica e sono strumenti solitamente sconsigliati ad investitori meno esperti. Gli ETF a replica sintetica, infatti, sebbene regolamentati da normative stringenti, presentano rischi legati al potenziale fallimento non solo dell'azienda che gestisce l'ETF, ma anche e soprattutto della controparte del contratto swap (il che potrebbe determinare una perdita di denaro per coloro che detengono quote del fondo). Va inoltre sottolineato che i rendimenti dei fondi a replica sintetica dipendono unicamente dalla capacità della controparte di rispettare i termini del contratto siglato, il che rende questi ETF più rischiosi rispetto a quelli a replica fisica.
DIMENSIONE
La dimensione dell'ETF in cui si decide di investire è un altro punto molto importante da tenere in considerazione. Il fatto che un fondo gestisca quantità di soldi elevate comporta infatti anche un maggiore volume degli scambi delle sue quote e dunque la possibilità di poterle vendere o acquistare più rapidamente.
Gli elevati volumi consentono inoltre di investire con spread più bassi, per via della grande quantità di domanda e offerta e dunque delle minori differenze tra prezzo bid e ask.
La dimensione di un ETF, inoltre, è importante anche perché questi strumenti finanziari diventano redditizi per i propri gestori solo quando raggiungono determinate dimensioni, perciò ETF più grandi hanno probabilità minori di essere chiusi. Lo stesso motivo comporta anche che ETF di dimensioni maggiori abbiano costi minori, per via dell'elevato numero di transazioni che li interessa e dei grandi capitali investiti in essi. Per riassumere il tutto, potremmo dire che, dal momento che gli ETF più grandi sono anche più efficienti per i propri gestori, ciò consente loro di ridurne le commissioni, così da renderli più attraenti e comunque guadagnare molto.
Chiaramente tutti questi ragionamenti interessano paragoni tra fondi grandi e fondi assai piccoli, ma, solitamente, superate certe dimensioni (diciamo 100 milioni di dollari), la grandezza dell'ETF diventa un fattore del tutto secondario.
LONGEVITA'
La longevità di un fondo è un altro fattore molto importante da tenere in considerazione.
Più un fondo è vecchio più vuol dire che negli anni passati è stato ritenuto efficiente dai suoi gestori e dunque anche in futuro le probabilità che venga chiuso sono inferiori.
Gli ETF più "anziani" sono poi maggiormente affermati nel mercato e dunque solitamente hanno dimensioni maggiori e prestazioni migliori (sebbene non sia sempre così).
CEDOLE E DIVIDENDI
Per quanto riguarda ETF azionari e obbligazionari, dal momento che investono in asset che distribuiscono dividendi o cedole, essi possono gestire questi due guadagni in due modi differenti:
ETF a distribuzione. Si tratta di ETF che distribuiscono agli investitori le cedole o i dividendi ottenuti dal possesso di azioni o obbligazioni.
ETF ad accumulazione. Si tratta di ETF che reinvestono in quote del fondo stesso i proventi ottenuti da cedole o dividendi.
Gli ETF a distribuzione sono da preferire qualora si ricerchi un investimento che assicuri rendimenti non solo ottenibili al momento della vendita della propria quota di ETF, ma anche durante il periodo in cui si posseggono tali quote.
Per quanto riguarda gli ETF ad accumulazione, essi sono invece più utili qualora ci si impegni in investimenti di lunga durata, non si abbia bisogno di ottenere denaro da cedole e dividendi e, dunque, si possano reinvestire i guadagni per poterli potenzialmente accrescere grazie a futuri rialzi del prezzo del fondo.
Tutte le caratteristiche elencate, che devono essere attentamente analizzate prima di procedere all'acquisto di un ETF, sono specificate nel documento informativo del fondo (KID) e nel documento contenente le informazione sul fondo e il proprio benchmark di riferimento (Factsheet).
COME FARE PER INVESTIRE IN ETF?
Investire in ETF è semplice: ti basta utilizzare un broker che ti dia accesso ad una borsa in cui sono scambiati (in Italia ETFplus), proprio in virtù della caratteristica degli ETF di essere Exchange Traded (il che rende il loro acquisto molto semplice).
Prima di comprare uno di questi fondi è però necessario ricercare quello che più faccia al caso tuo e analizzarne le caratteristiche. Ciò può essere fatto in maniera abbastanza semplice tramite l'utilizzo di uno dei molti siti che consentono ciò (come il famoso Just ETF).
POSSO GUADAGNARE INVESTENDO IN ETF?
Gli ETF sono, come tutti gli strumenti finanziari, esposti a dei rischi, ma, qualora si sia in grado di gestirli, questi fondi possono comportare grandi guadagni per gli investitori. Un ETF (passivo) ha infatti la caratteristica di essere un fondo che replica l'andamento di un indice e garantisce per questo un buona diversificazione, il che comporta rischi minori, ma certamente anche guadagni minori rispetto ad un corretto stock picking che cerchi di battere il mercato. Ciò, però, non significa che questi guadagni siano bassi, anzi. Analizzando i fogli informativi degli ETF è infatti possibile verificare come investire soldi in essi, possa portare nel lungo periodo a guadagni anche molto elevati.
ESEMPIO
Prendendo come esempio l'ETF iShares Core MSCI World UCITS ETF USD (Acc), cioè un ETF che replica l'andamento del prezzo dell'indice MSCI World (indice sulle principali aziende dei mercati sviluppati), si può chiaramente vedere come, dal momento della sua creazione nel 2009, ad oggi (2024), la crescita media annua di questo ETF sia stata di oltre il 10%, con una crescita del suo valore totale del 463%.
In definitiva, qualora si scelga accuratamente l'ETF in cui investire, questo potrà generare ottimi rendimento nel lungo periodo.
QUALI SONO I PRO E I CONTRO DI UN INVESTIMENTO IN ETF?
Dopo aver analizzato le varie caratteristiche che ogni tipo di ETF può possedere, il loro funzionamento e la loro redditività, è a nostro avviso necessario riassumere quali sono gli aspetti positivi degli ETF e quali, invece, quelli negativi.
PRO
Costo. Uno tra gli aspetti che più di molti altri rende gli ETF strumenti assai convenienti è proprio il loro costo. Le commissioni da pagare per l'investimento in questi strumenti finanziari sono infatti solitamente molto basse (se paragonate, ad esempio, a quelle necessarie per l'investimento in fondi comuni). Questa loro caratteristica li rende ottimi per investire senza necessariamente sprecare buona porta del proprio capitale in commissioni e costi vari.
Efficienza. Gli ETF hanno come fine quello di replicare il più fedelmente possibile le performance di un benchmark e, solitamente, riescono in questo loro obiettivo (sebbene talvolta con piccolissime variazioni). Ciò rende l'investimento in ETF abbastanza prevedibile dal punto di vista delle prestazioni. Nonostante, infatti, anche gli ETF possano comportare perdite di denaro o generare scarsi guadagni, ciò avviene unicamente per motivi legati al mercato in generale e non anche per problemi di efficienza dello strumento finanziario o per una sua cattiva gestione.
Semplicità. Gli ETF sono acquistabili e vendibili in borsa come semplici azioni. Ciò fa di loro strumenti particolarmente facili da negoziare, dal momento che per poter accedere al mercato degli ETF basta utilizzare un broker che consenta di collegarsi alle borse online.
La semplicità che caratterizza gli ETF è poi da ricercare anche nella loro stessa funzione. Questi strumenti, infatti, consentono di investire su interi indici senza essere costretti a impiegare ingenti quantità di tempo e denaro ad acquistare ogni singola componente di essi.
Diversificazione. Gli ETF sono strumenti solitamente a gestione passiva (sebbene ne esistano anche a gestione attiva) con lo scopo di replicare l'andamento del prezzo di un indice. Ciò li rende assai utili per investire in interi settori economici o nell'economia di intere nazioni, rendendo così possibile una maggiore diversificazione del proprio portafoglio, utile a ridurre il livello di rischio e per l'implementazione di strategie di investimenti non focalizzate su singoli asset.
CONTRO
Rendimenti. Se i rendimenti degli ETF possono essere visti come un loro aspetto positivo, essi possono talvolta risultare inferiori a quelli di altri strumenti finanziari oppure a quelli derivati da una gestione più attiva del proprio portafoglio (tramite lo stock picking, ad esempio). Un ETF, infatti, crescerà sempre e solo con la stessa rapidità del mercato, il che può determinare rendimenti migliori di quelli dei singoli titoli che invece il mercato lo sottoperformato, ma rendimenti peggiori rispetto a quegli asset che invece crescono molto più della media del loro settore.
PAC (Piano di Accumulo di Capitale)
Gli ETF sono strumenti finanziari spesso molto utilizzati in relazione a specifiche strategie di investimento, come i PAC (Piani di Accumulo di Capitale).
Se sei interessato a sapere come poter utilizzare gli ETF per gestire un PAC di successo, potrebbe tornarti utile anche il nostro articolo sui piani di accumulo. Qualora tu voglia approfondire l'argomento ti basterà cliccare sul link sottostante.
PAC(Piano di accumulo di capitale)
CONCLUSIONI
In conclusione, ha senso investire in ETF? La risposta è certamente sì, qualora tu sia un investitore che cerca una strategia a basso-medio rischio, senza cercare guadagni enormi e superiori alle medie di mercato oppure qualora tu ti voglia esporre sull'economia di un'intera area geografica o settore economico.
Qualora, invece, tu voglia ottenere dai tuoi investimenti dei rendimenti in grado di battere il mercato e sia disposto ad accettare livelli di rischio più alti, allora forse gli ETF non fanno per te, anche se comunque strategie più remunerative e rischiose possono essere condotte anche tramite l'utilizzo di questi fondi, magari su mercati emergenti o materie prime tramite l'utilizzo di ETC.
Detto ciò siamo giunti alla conclusione di questo articolo, speriamo ti sia stato utile a capire un po' meglio il mondo degli ETF e le loro potenzialità nel generare guadagni.
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